°L’eloquenza delle lacrime.°

La lacrima dice proprio ciò che non si racconta, ciò che ancora non si dice. In un’eloquenza silenziosa, la lacrima si enuncia scomparendo, scorrendo. Non si impara nulla piangendo. Piangere non ha niente a che vedere con l’aquisizione di un sapere. Piangere è prima di tutto distinguere, distinguere il proprio corpo dalla propria anima. Le lacrime sono le parole del silenzio, e non ha senso analizzarle con la lama sottile e tagliente della ragione. Non si possono se non accogliere nella loro leggerezza e nella loro luminosa inconsistenza. Per darci la loro luce, per darci la loro leggerezza, per offrirci il loro silenzio, si sono affidate all’oscurità, si sono sottomesse alla gravità, si sono date ai sospiri. Non c’è luminosità senza chiaroscuro, non c’è pesantezza senza melodioso silenzio. Come noi si sono esposte all’incarnazione e alla beatitudine. Tra carne e cielo. Trasparente orizzonte. Parola incarnata, la lacrima dunque non è mai un argomento, tutt’al più una prova. Ha questo di paradossale: più è discreta più significa, e più sfiora più ci tocca nel profondo. Stranamente silenziosa, chiaramente visibile, risolutamente sospesa, è una scrittura che esiste solo nelle sue cancellature …

 

Jean-Loup Charvet

 

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