Pier Paolo Pasolini – Il mio desiderio di ricchezza

Mario Mafai - Tramonto dal lungotevere

Mario Mafai – Tramonto dal lungotevere

Vado anch’io verso le Terme di Caracalla,
pensando – col mio vecchio, col mio
stupendo privilegio di pensare…
(E a pensare in me sia ancora un dio
sperduto, debole, puerile:
ma la sua voce è così umana
ch’è quasi un canto.) Ah, uscire
da questa prigione di miseria!
Liberarsi dall’ansia che rende
così stupende queste notti antiche!
C’è qualcosa che accomuna chi sa l’ansia
e chi non la sa: l’uomo ha umili desideri.
Prima d’ogni altra cosa, una camicia candida!
Prima d’ogni altra cosa, delle scarpe buone,
dei panni seri! E una casa, in quartieri
abitati da gente che non dia pena,
un appartamento, al piano più assolato,
con tre, quattro stanze, e una terrazza,
abbandonata, ma con rose e limoni…

Solo fino all’osso, anch’io ho dei sogni
che mi tengono ancorato al mondo,
su cui passo quasi fossi solo occhio…
Io sogno, la mia casa sul Gianicolo,
verso Villa Pamphili, verde fino al mare:
un attico, pieno del sole antico
e sempre crudelmente nuovo di Roma;
costruirei, sulla terrazza, una vetrata
con tende scure, di impalpabile tela:
ci metterei, in un angolo, un tavolo
fatto fare apposta, leggero, con mille
cassetti, uno per ogni manoscritto
per non trasgredire alle fameliche
gerarchie della mia ispirazione…
Ah, un po’ d’ordine, un po’ di dolcezza,
nel mio lavoro, nella mia vita…
Intorno metterei sedie e poltrone,
con un tavolinetto antico, e alcuni
antichi quadri, di crudeli manieristi,
con le cornici d’oro, contro
gli astratti sostegni delle vetrate…
Nella camera da letto (un semplice
lettuccio, con coperte infiorate
tessute da donne calabresi o sarde)
appenderei la mia collezione
di quadri che amo ancora: accanto
al mio Zigaina, vorrei un bel Morandi,
un Mafai, del quaranta, un De Pisis,
un piccolo Rosai, un grande Guttuso…

da La religione del mio tempo.
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Teste Fiorite

[ Ana Ventura  -  jardins brancos ]

Se invece dei capelli sulla testa
ci spuntassero i fiori, sai che festa?
Si potrebbe capire a prima vista
chi ha il cuore buono, chi ha la mente trista.
Il tale ha in fronte un bel ciuffo di rose:
non può certo pensare a brutte cose.
Quell’altro poveraccio, è d’umor nero:
gli crescono le viole del pensiero.
E quello con le ortiche spettinate?
Deve avere le idee disordinate,
e invano ogni mattina
spreca un vasetto o due di brillantina.


( Gianni Rodari )

Io sono l’Amore.

L’albero mi è penetrato nelle mani,

la sua linfa m’è ascesa nelle braccia,

l’albero m’è cresciuto nel seno –

profondo,

i rami spuntano da me come braccia.

Sei albero,

sei muschio,

sei violette trascorse dal vento. –

Creatura – alta tanto – tu sei,

e tutto questo è follia al mondo.

( Ezra Pound )


“Io sono l’Amore ”  di  Luca Guadagnino

Fernando Pessoa – Nel breve numero di dodici mesi

 

[ Johnnie Shand Kydd ]


Nel breve numero di dodici mesi
l’anno passa, e brevi sono gli anni.
Pochi la vita dura.
Che son dodici o sessanta nella foresta
dei numeri, e quanto poco manca
al termine del futuro!
Due terzi ormai, sì rapido, del corso
che mi è imposto correre declinando, trascorro.
M’affretto, e subito finisco.
Abbandonato in declivio cedo, e riluttante affretto
il moribondo passo.
Non so di chi ricordo il mio passato
che altro fui quando fui, né mi conosco
come se colla mia anima sentissi
quell’anima che nel sentire ricordo.
Da un giorno all’altro ci lasciamo.
Nulla di vero a noi ci unisce –
siamo chi siamo, e chi siamo stati fu
cosa vista di dentro.
Quel che sentiamo, non quel che è sentito,
è quel che abbiamo. Quindi, l’inverno triste
accogliamolo come destino.
Ci sia inverno sulla terra, non nella mente.
E, amore ad amore, o libro a libro, amiamo
il nostro teschio breve.
Sì, so bene
che mai sarò qualcuno.
So d’avanzo
che mai avrò un’opera.
So, infine,
che mai saprò di me.
Sì, ma adesso,
finché dura quest’ora,
questa luna, questi rami,
questa pace in cui stiamo,
lascino che mi creda
quel che mai potrò essere.

 


Massimo Volume – Avevi fretta di andartene

Dicevi che i tuoi amanti erano specchi infranti nel riflesso del tuo disincanto
ti sei congedata da loro offrendogli il rimpianto della tua bellezza
e un’ultima notte sfilata al passato.

le tue labbra non lasciavano promesse
ma sul tuo letto c’erano ancora i segni di una lotta che avresti voluto perdere.

sei arrivata in un pomeriggio di sole
avevi fretta di andartene
sei arrivata in un pomeriggio di sole
ho corrotto il tempo per non lasciarti andare

prendi la mia lingua
la mie frasi scontate
prendi i miei spicci e il mio vestito di stracci
tutte le cose inutili che le mie mani hanno fatto
regina delusa
non badare alle voci
donerò i miei alibi a qualche amante infedele
perciò sciogli il tuo esercito assetato di pace
e lasciami violare le tue mura sguarnite.

i santi intorno a te avevano l’aria stranita
invidiavi la loro sofferta teatralità
la maniera morbosa con cui parlavano d’amore

sei arrivata in un pomeriggio di sole
avevi fretta di andartene
sei arrivata in un pomeriggio di sole
ho corrotto il tempo per farti restare

prendi i miei occhi
le mie strofe copiate
prendi la mia smania e i miei sciocchi rancori
tutta la strada inutile che le mie scarpe hanno fatto
regina delusa
non badare alle voci
donerò i miei alibi a qualche amante infedele
perciò sciogli il tuo esercito assetato di pace
e lasciami violare le tue mura sguarnite.

 

Jorge Luis Borges – Semplicità

[ Duy Huynh ]


Si apre il cancello del giardino
con la docilità della pagina
che una frequente devozione interroga
e all’interno gli sguardi
non devono fissarsi negli oggetti
che già stanno interamente nella memoria.
Conosco le abitudini e le anime
e quel dialetto di allusioni
che ogni gruppo umano va ordendo.
Non ho bisogno di parlare
né di mentire privilegi;
Bene mi conoscono quelli che mi attorniano,
bene sanno le mie ansie e le mie debolezze.
Ciò è raggiungere il più alto,
quello che forse ci darà il Cielo:
non ammirazioni, né vittorie
ma semplicemente essere ammessi
come parte di una realtà innegabile,
come le pietre e gli alberi.


Fabrizio De Andrè – La poesia è la musica dell’anima

 

[ Armonìa, Remedios Varo ]

 

La poesia è la musica dell’anima…
Tutto possiede in sè della poesia.
I poeti altro non sono che dei musicisti
che suonano le melodie che
provengono dal cuore,
con strumenti diversi da quelli convenzionali..
Uomini che sanno trarre dalle cose
un significato profondo,
un afflato sensibile solo a pochi,
non percepibile da tutti
e lo trasformano in parole…
Alchimisti dell’anima


Emily Dickinson – Il giorno diventò piccolo

[ Egon Schiele ]

 

 

Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
Dalla precoce, incombente Notte –
Il Pomeriggio in Sera profonda
La sua Gialla brevità distillò –
I Venti smorzarono i loro passi marziali
…Le Foglie ottennero tregua –
Novembre appese il suo Cappello di Granito
A un chiodo di Felpa –


( da “Geometrie dell’estasi )

Octavio Paz – Pietra di sole

 

[ Edvard Munch ]

 

[…]

i due si denudarono e si amarono

per preservare la ridotta, eterna

porzione di tempo e paradiso,

toccare la radice e riacciuffarsi,

riprendersi l’eredità strappata

secoli fa da ladri della vita,

i due si denudarono e baciarono

perchè le nudità aggrovigliate

saltano il tempo e sono invulnerabili,

nulla le tocca, tornano al principio,

non c’è tu, io, domani o ieri, nomi,

verità doppia in solo un corpo e anima,

oh totale essere…

[…]